Oggi evitiamo il solito posto dove con pochi euro ti assicuri una vasta gamma di virus intestinali e dove, causa riflesso sprigionato dai tavoli d’acciao esterni, rischi la lesione della retina
Oggi facciamo finta di essere ricchi e andiamo in un locale dove per un “business lunch” sborsi solo 10 euro. Alla faccia del business.
Ci accomodiamo fuori tra le fresche frasche.
Un gruppo di ragazzi appartenenti alla categoria “Noi siamo artisti talmente alternativi che non esistono alternative a noi come artsti” siede sul divanetto vicino e tracanna cuba – libre, due maledetti piccioni continuano a fare la ronda dietro alla mia sedia perché il manager belli-capelli, abbronzatura tattica, rolex in vista e pantalone rosso da “ sette giorni a portofino”, alla mia sinistra, non la smette di dispensare loro briciole; il felice risultato è che io passo tutto il tempo a vigilare che i due pennuti non mi si avvicinino troppo. Ho il terrore.
Considerato che è una bella e calda giornata di primavera io ordino un’eccellente zuppa di ceci.
Dopo qualche minuto sono lì che sgranocchio crostini e mi gusto il rustico piatto quando ho una visione: si destreggiava tra un tavolo e l'altro un cameriere moro, capelli corti, alto, carnagione scura, denti bianchissimi e perfetti, un sorriso da “No, ti prego stai serio perché sennò muoio” ma soprattutto un profilo da greco-romano.
Già lo vedevo con l’elmo in testa, su un cavallo nero, il mantello rosso e la spada sguainata che urlava: “Romani! Sono Massimo Decimo Meridio, generale delle truppe del Nord” e io che rispondevo “Oggi combatterò per la gloria di Roma!”
“A me chemmefrega io sò da à Lazio”
Questa è la frase che sento pronunciare dal mio antico romano mentre serve un piatto di cannelloni al tavolo di fronte.
Il film epico – storico che stava iniziando si è così interrotto bruscamente riportandomi alla realtà dei fatti: mangio zuppa morendo di caldo e il tipo depositario delle mie attenzioni è un cameriere, romano, laziale. E non ricambia le attenzioni suddette.
Decido che deve notarmi.
Piano A: defilè pour la toilette.
Consiste nell’alzarsi dal proprio tavolo, dirigersi verso l’uomo in questione, appoggiare l’indice della mano destra al labbro inferiore, arricciarsi una ciocca di capelli con l’indice della mano sinistra, condire il tutto con abbondante sbattito di ciglia e chiedere: “Scusa, dov’è il bagno?”
In genere la tattica funziona ma oggi non è il mio giorno e il risultato è che chiedo l’informazione ad una schiena e la direzione me la indica un braccio: lui, impegnato a sparecchiare un tavolo, non si volta neppure.
Piano B: fissage.
Torno al mio tavolo, mi siedo e molto semplicemente gli pianto gli occhi addosso con il preciso progetto di sfoderare un sorriso nell’eventualità corrispondesse lo sguardo.
Nulla, non mi ha guardata nemmeno per sbaglio.
Piano C (anche detto “quando sei alla frutta): figure de merd.
Volontaria o involontaria funziona sempre.
Intenta nel portare a termine il Piano B non presto attenzione né agli artisti alternativi, né al manager belli-capelli con i suoi piccioni né evidentemente al mio tavolo: senza guardare cerco di prendere il bicchiere ma il gesto è troppo brusco e questo cade prima sul tavolo poi a terra infrangedosi rumorosamente.
Il bicchiere, chiaramente, è pieno d’acqua che non solo inonda il tavolino ma inzuppa anche i miei jeans.
Assumendo una vaga colorazione rossastra, mi porto le mani al viso per dire “Oh Mio Dio cosa ho combinato! Speriamo non venga lui a sistemare tutto”
Ma Murphy è mio amico e così lui compare armato di straccetto.
Accenno una specie di sorriso e balbetto qualcosa come “Scusa, non volevo…è che…io…guarda davvero scusa”
E lui “Tranquilla, non importa, può succedere. Piuttosto, l’hai trovato prima il bagno?”
venerdì 20 aprile 2007
mercoledì 18 aprile 2007
Venghino, siori, venghino.
Mi sono messa una maglia gialla per attirare l'attenzione, ma soprattutto perché è identica alle stanghette dei miei occhiali.
Adesso sembra che sia a pois.
Ma sono moscerini.
Così imparo.
Adesso sembra che sia a pois.
Ma sono moscerini.
Così imparo.
lunedì 16 aprile 2007
Non je ne regrette rien.
Argh.
Dovrei evitare di frequentare le stazioni nei weekend.
Un po' perchè i miei treni sono sempre in ritardo, un po' per quell'odore di vagone che ti si appiccica sulla pelle peggio del fritto cinese - nei famosi ChinaPatata -.
Per poi vagare tra colline e strade sul fiume.
Un bacio leggero di labbra che si sfiorano per ricordarsi di volersi bene, per dirsi che un po' si mancheranno, augurarsi buon viaggio.
Ovunque tu scelga di andare.
Dovrei evitare di frequentare le stazioni nei weekend.
Un po' perchè i miei treni sono sempre in ritardo, un po' per quell'odore di vagone che ti si appiccica sulla pelle peggio del fritto cinese - nei famosi ChinaPatata -.
Per poi vagare tra colline e strade sul fiume.
Un bacio leggero di labbra che si sfiorano per ricordarsi di volersi bene, per dirsi che un po' si mancheranno, augurarsi buon viaggio.
Ovunque tu scelga di andare.
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