giovedì 7 giugno 2007

Capita quando capita

Sì, ascolto i Pooh. Quindi?
Sono in un periodo molto difficile della mia vita, sto sfiorando la crisi esistenziale, piango un giorno sì e l’altro pure: questo giustifica l’ascolto di quel tipo di musica.
Ognuno affronta i periodi negativi come cazzo gli pare e se dunque io voglio spaccarmi i timpani con Robi Facchinetti lo faccio.
Tu, signor fattorino che vieni a consegnare buste e pacchi in agenzia, che ti fai dieci piani in ascensore senza toglierti il casco e che sali sul tram a muro (ascensore in napoletano, ndr) con me, non puoi impiegare il tempo che ci separa dall’arrivo al piano terra dicendomi:
“Ascolti i pooh?”
“Sì, ho il volume troppo alto deduco”
“Già, belli comunque, piacciono anche a me”
“Sì, ma è un ascolto momentaneo, giusto per questo periodo”
“Beh, magari li leghi a qualche tuo ricordo, a qualche momento della tua vita, che ne so. Magari a quando, nel passato organizzavi feste e mettevi sù i loro dischi”

Ora dico: sei scemo o cosa?

Punto numero A: non organizzavo feste e le uniche erano i mega compleanni allestiti da mia mamma (ne ricordo uno con i fuochi d’artificio e io vestita da mummia, o meglio, arrotolata nella carta igienica)

Punto nuemro B: non ho l’età del nonno di Noè, non sono nata nell’era del grammofono né in quella del 33 giri.
Non posso avere dei ricordi legati ai Pooh perché quando erano in auge io non avevo ricordi, mi servono solo come terapia d’urto. Brutto idiota.

Gli unici vinili che ascoltavo erano quelli con i canti di Natale ma solo perché servivano da introduzione alle mie poesie: le imparavo all’asilo e poi la sera della vigilia, prima del panettone, davanti a 25 parenti, salivo in piedi sulla sedia e biascicavo il breve testo. Seguiva applauso commosso.

Ho cominciato ad ascoltare musica con una cassetta di Michael Jackson.
L’ho ricevuta come regalo di compleanno da mio cugino.
Dalla mia reazione, dalle mie urla di gioia, dai miei ringraziamenti molto sentiti, sembrava non desiderassi altro: in realtà non sapevo nemmeno chi fosse quel cantante.
Da lì a qualche mese, però, sarebbe diventato il mio primo idolo e lo sarebbe rimasto per moltissimi anni.
Ricordo che in quel periodo la mia massima aspirazione era fare la giornalaia: secondo un logico quanto adolescenziale ragionamento, avrei potuto disporre di tutte le riviste in cui Miky (la confidenza instaurata contemplando i suoi poster in camera mia mi permetteva di chiamarlo così) compariva senza dilapidare la mia già esigua paghetta.

Walkman, lettore cd e ipod. E questo per riassumere la storia musicale della mia vita.

Quindi, mio caro fattorino, se c’è una persona che intonava “Piccola Katy Dammi solo un minuto per esporti un Pensiero: mi piacciono gli Uomini soli” non sono certamente io.
Oh.

mercoledì 6 giugno 2007

Màbbastaveramenteperò.

Anna mi guarda e dice: "Ti passo la signora Sandra".
"CHI?", dico io, mentre il telefono squilla e Anna indica le stampe sulla mia scrivania mentre alzo la cornetta.
"Salve, sono Valentina, mi dica".
"Eh, piacere Valentina, sono Sandra. Volevo dirle, sa, che i titoli che ha scritto sono belli, molto precisi".
"Ah, grazie! Sa, avendo a disposizione delle riviste specializzate, ho pensato fosse meglio sfruttare l'occasione scrivendo dei titoli eleganti e ad hoc per le categorie professionali. Non capita spesso un'occasione così."
Sandra dall'altra parte si schiarisce la voce.
"Eh, sì, belli. Ma sa, Il signor Megacapogalattico" - non dice così, ma suona così - "vorrebbe un titolo più generico, un titolo che vada bene per tutte le riviste, in modo da cambiare solo l'immagine a seconda della testata".
Giuro che provo a trattenermi, ma mi vien fuori dallo stomaco un "E che senso ha?" che tento di coprire con un colpo di tosse.
"Mi scusi, Sandra, ma dovendo cambiare l'immagine, a questo punto anche i titoli posso essere diversi, no?".
"Eh, no, sa, noi vogliamo dire che il nostro prodotto è una cartellina raccoglitore, e dai titoli non si capisce bene."
"Sì, lo so. Mi sono permessa di non specificarlo e' perché c'è una foto tutta pagina".
"Eh, ma lei ha scritto che diamo più spazio ai nostri clienti, noi vogliamo dire che c'è più spazio nelle nostre cartelline, che possono raccogliere insieme più documenti: ecco, la parola fondamentale è raccogliere".
Scatta improvviso un corto circuito, i miei neuroni organizzano un sit-in di protesta e mi trovo da sola ad affrontare il nemico.
"Sì, Sandra, mi dica quello che vuole che io scriva e lo scriverò". Ho la voce strozzata, e la vena tappata.
"Eh, allora, sicuramente l'idea di raccogliere, raccoglitore e cartellina".
"Un attimo che me li segno", le dico, prendo una penna e scrivo :raccogliere, appiattimento cerebrale e porcaputtana tutto attaccato. "Benissimo Sandra, entro stasera le mando tutto. Grazie mille e arrivederci".
"Eh, grazie a lei, a presto"
Chiudo di scatto il telefono canticchiando "Eh, e allora vaffanculo".