Ho imparato che nessuno è perfetto , finchè non ti innamori.
Ho imparato che la vita è dura, ma io di più.
Ho imparato che le opportunità non vanno mai perse. quelle che lasci andare tu le prende qualcun'altro.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.
Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone perchè domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato che quando tuo figlio appena nato, tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.
Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due circostanze quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato che meno tempo spreco più cose faccio.
mercoledì 27 giugno 2007
martedì 26 giugno 2007
Mille splendidi soli. Khaled Hosseini.
Una storia che non si legge, si vive.
E arrivati all'ultima pagina verrebbe voglia di tornare alla prima.
E arrivati all'ultima pagina verrebbe voglia di tornare alla prima.
lunedì 25 giugno 2007
MILANO DA BERE E DA SPUTARE.
Sono in ufficio e non una beneamata da fare, nulla, zero.
Fuori c’è un sole grosso così, un caldo grande così, una voglia di andare al mare enorme così.
Non vedo l’ora che comincino le ferie.
Ho nostalgia di casa, delle cose semplici, della mia piccola città che è tutta lì, in cui puoi andare ovunque in tempi brevi, in cui mi sento protetta, sicura, tranquilla.
In cui la sera mi addormento nel silenzio assoluto, la mattina mi sveglio, mi alzo, vado in cucina e dico “Nonna?” e torno a letto.
Dopo 5 minuti lei mi chiama, io mi alzo definitivamente e, raggiunta la cucina, trovo la mia bella tazza di caffèlatte con il pacchetto dei biscotti, il cucchiaio grande e lo zucchero.
Buono.
Poi, ancora in pigiama, vado sul terrazzo illuminato dal sole e mi siedo sul primo gradino delle scale che arrivano in giardino.
Arriva mia mamma che si china e mi stampa un bacio sulla fronte chiedendomi cosa vorrò per pranzo.
Andiamo insieme a fare la spesa in quei 4 o 5 negozi che sono gli stessi da anni, quindi caffè di rito al solito bar che non chiude mai, né per le feste né per le ferie. Mai.
Respiro semplicità, mi immergo nella consuetudine, abbraccio la familiarità, ed è fantastico.
Vivo ogni cosa, ogni gesto con maggiore intensità.
Il cielo mi sembra più azzurro, il sole più giallo, gli alberi più verdi e poi ci sono il mare là in fondo e le montagne lassù in cima: è tutto più nitido, più vero, più lento e quindi maggiormente godibile.
Un anno e mezzo fa partivo per Milano con un entusiasmo senza limiti e la mia città mi sembrava una triste, piccola realtà perduta nel tempo.
Adesso, è come se la metropoli si stesse rivoltando contro di me e mi stesse facendo vedere solo i suoi lati peggiori, o forse sono io che vedo solo il negativo.
Non lo so.
Probabilmente non la sto vivendo appieno, non sto sfruttando tutte le opportunità che Milano può offrire e comunque non è questo che metto in dubbio: ciò che critico è la spersonalizzazione che attua, la mancanza totale di quotidianità, di familiarità, di ritmi lenti che fanno assaporare le piccole e semplici cose.
E’ questo di cui ho bisogno.
E’ questo che a Milano non ritroverò mai, sarà meglio che ci pensi.
Fuori c’è un sole grosso così, un caldo grande così, una voglia di andare al mare enorme così.
Non vedo l’ora che comincino le ferie.
Ho nostalgia di casa, delle cose semplici, della mia piccola città che è tutta lì, in cui puoi andare ovunque in tempi brevi, in cui mi sento protetta, sicura, tranquilla.
In cui la sera mi addormento nel silenzio assoluto, la mattina mi sveglio, mi alzo, vado in cucina e dico “Nonna?” e torno a letto.
Dopo 5 minuti lei mi chiama, io mi alzo definitivamente e, raggiunta la cucina, trovo la mia bella tazza di caffèlatte con il pacchetto dei biscotti, il cucchiaio grande e lo zucchero.
Buono.
Poi, ancora in pigiama, vado sul terrazzo illuminato dal sole e mi siedo sul primo gradino delle scale che arrivano in giardino.
Arriva mia mamma che si china e mi stampa un bacio sulla fronte chiedendomi cosa vorrò per pranzo.
Andiamo insieme a fare la spesa in quei 4 o 5 negozi che sono gli stessi da anni, quindi caffè di rito al solito bar che non chiude mai, né per le feste né per le ferie. Mai.
Respiro semplicità, mi immergo nella consuetudine, abbraccio la familiarità, ed è fantastico.
Vivo ogni cosa, ogni gesto con maggiore intensità.
Il cielo mi sembra più azzurro, il sole più giallo, gli alberi più verdi e poi ci sono il mare là in fondo e le montagne lassù in cima: è tutto più nitido, più vero, più lento e quindi maggiormente godibile.
Un anno e mezzo fa partivo per Milano con un entusiasmo senza limiti e la mia città mi sembrava una triste, piccola realtà perduta nel tempo.
Adesso, è come se la metropoli si stesse rivoltando contro di me e mi stesse facendo vedere solo i suoi lati peggiori, o forse sono io che vedo solo il negativo.
Non lo so.
Probabilmente non la sto vivendo appieno, non sto sfruttando tutte le opportunità che Milano può offrire e comunque non è questo che metto in dubbio: ciò che critico è la spersonalizzazione che attua, la mancanza totale di quotidianità, di familiarità, di ritmi lenti che fanno assaporare le piccole e semplici cose.
E’ questo di cui ho bisogno.
E’ questo che a Milano non ritroverò mai, sarà meglio che ci pensi.
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