venerdì 13 luglio 2007

C'era una volta.

Navigando qua e là ho trovato un sito che individua il nome ancestrale di un blog.

Il tutto è risultante addirittura da un algoritmo.

Comunque, il nome ancestrale mio e di Saseko sarebbe:



Principessa irregolare. Chissà perchè?

Forse perché non avremmo mai accettato una mela da una sconosciuta, per altro vecchia e brutta come un debito.
Forse perché non indossiamo scarpine di cristallo e rientriamo sempre dopo le due.
Forse perché non siamo così stupide da mettere il dito sopra la punta di un fuso.

O forse semplicemente perché non crediamo più nel principe azzurro.

lunedì 9 luglio 2007

La vacanza del fine settimana.

VENERDI’ POMERIGGIO.

Decido di raggiungere il mio ex ragazzo nella città in cui vive e lavora per poi scendere con lui, in macchina, nella nostra.

Pro dell’operazione:
- risparmio sul costo del biglietto ferroviario, da 23 euro a 14.50.
- risparmio sulle ore di viaggio in treno, da 3.30 a 1.40.
- risparmio sul tempo d’arrivo a destinazione, dalle 22.00 alle 19.30.

Contro dell’operazione:
- nessuno, apparentemente.

Giungo puntuale da lui che mi viene a prendere in stazione, facciamo benzina e partiamo.
Dopo 500 metri, sulla strada in entrata della tangenziale, si accende un segnale rosso: “Avaria del motore”.
Ci fermiamo esattamente in curva.
Lui, ingengenere con la passione per tutto ciò che ha un motore, continua ad accendere e spegnere la macchina nella speranza che l’avvertimento sinistro sparisca.
Io, copywriter che di motori non capisco un accidente, chiedo:
“Hai messo la benzina giusta?”
L’ingegnere sbianca e spalanca gli occhi:
“Cazzo” risponde “Ho messo la verde al posto del gasolio”.

Erano le 18.30 locali.
Dopo 15 telefonate a parenti, amici, meccanici, astronauti e scienziati, chiama finalmente il numero del Soccorso stradale: il carrattrezzi arriva alle 20.30.
Scende dal camion un fantastico carrattrezziere: abbronzatissimo, pieno zeppo di tatuaggi, pieno zeppo d’orecchini, pieno zeppo di collane.
Arriviamo al loro deposito e l’ingegnere paga 180 euro, così per iniziare.
Lì non c’era un meccanico “Ma, se volete, forse c’è un’officna aperta di un tizio che conosco”.
Vogliamo.
L’officina del tizio che conosceva era effetivamente aperta, alle 21.30 di Venerdì.
Il tizio dell’officina che forse era aperta aveva già predisposto gli attrezzi per intervenire sulla macchina, non solo, ma aveva anche a disposizione un’intera tanica di gasolio. Quando si dice il caso.
Comunque, dopo un’oretta il danno era sistemato: altre 120 euro e tanti saluti.
A quel punto abbiamo deciso di cenare nel ristorante attaccato all’officina che, per la casuale rete di contatti in cui eravamo incappati, poteva anche essere della moglie del meccanico.
Sono arrivata a casa all’una di notte.




SABATO.

Sono in macchina, direzione mare.
Cantavo a squarciagola l’ultima canzone di Irene Grandi, mangiavo ciliegie e pensavo che in quel momento fosse tutto bellissimo.
Vedo di sfuggita un omino vestito di blu che, sul lato destro della strada, sporge un braccio con qualcosa in mano.
Bah, vado oltre.
Per fermarmi dopo 5 metri realizzando che il suddetto omino era una carabiniere in divisa che sventolava la paletta perché mi fermassi.
Cazzo.
Marcio indietro, e aspetto che il tipo raggiunga il mio finestrino.
“Signorina, mi dica, cosa rappresenta il cartello stradale rotondo, cerchiato di rosso su fondo bianco con la cifra 50 scritta in nero?”
“Ecco” penso io “siamo già alla presa per il culo”.
“Indica che il limite massimo di velocità raggiungibile con una qualsivoglia autovettura è di 50 km orari”
Preciso lui, precisa io.
“E mi dica, signorina, la lancetta del contachilometri fissa sul numero 80, cosa indica?”
“Indica che adesso lei mi guasterà una splendida giornata di sole”
“Patente e libretto per cortesia”

Cerco e trovo la patente.
Cerco il libretto, senza trovarlo.
O meglio, avevo delle serie difficoltà a capire, tra i vari documenti della macchina, quale fosse esattamente: decido di prendere l’intera busta blu e la porgo, insieme alla patente, all’aguzzino in divisa.
La mia espressione era esattamente quella del gatto con gli stivali nel film “Shreck 2”, occhioni a palla e mani sotto il mento.
Il carabiniere mi ignora e raggiunge il collega che lo aspettava fuori dalla loro macchina: comincia a scrivere, appoggiato al cofano.
Decido che io, quella multa, non la voglio.
Scendo dalla macchina sistemandomi per bene il vestitino azzurro.
Mi avvicino e dico:
“Beh, comunque non c’era nessuno sulla strada.”
Silenzio.
“Cioè lo so, non si deve correre in macchina, ma non c’era nessuno sulla strada.”
Silenzio.
“Che poi, mannaggia, prendo l’auto solo nel week end e guarda che sfiga.”
“Sarebbe meglio non la prendesse mai, allora”
Era meglio fosse stato in silenzio.
“Sì, ha ragione, ma guardi non mi è mai successo di prendere una multa. Davvero”
“C’è sempre una prima volta.”
“Eccheppalle, quanto sei acido, se ti costringono ad essere in servizio l’8 di luglio mentre tu vorresti andare al mare, mica è colpa mia”
Questo lo penso, ma evito di dirlo.
“Per favore, facciamo finta che io non sono mai passata da qua? O che se ci sono passata, non andavo sugli 80? O che se andavo sugli 80, c’è l’attenuante della strada deserta? Non può farmi la multa, non può farmi iniziare così male la giornata, la prego, proprio non può.”
Ehssì, mancava poco che piangessi.
“148 euro e 2 punti in meno sulla patente. Buona giornata”
Decido che io, quella multa, la pago.

SABATO NOTTE.

Rientro a casa alle 05.14
Arrivo e trovo mia mamma sul terrazzo avvolta in un plaid verde: l’effetto era molto Toro seduto.
Non riuscendo ad intuire se il Toro Seduto fosse anche Incazzato, esordisco con un generico:
“Ma tu guarda che meraviglia l’alba!”
Senza dire una parola si gira e torna a letto.
Entro in casa e mi rendo conto che superato il primo quadro, quello per principianti, devo affrontare il secondo, quello per superesperti: mia nonna, 90 kg per 85 anni.
Seduta sulla poltrona, con le braccia conserte e i capelli scompigliati, mi dice:
“Se tu fossi mia figlia, adesso dormiresti in macchina.”
Si alza e torna a letto pure lei.
Forte del fatto che mia mamma non avesse detto nulla, mi metto il pigiama e cado nel sonno tranquilla. Erano le 06.00.
“Svegliati, andiamo a fare la spesa”
Apro gli occhi su queste parole e vedo mia mamma in piedi vicino al mio letto, dal tono capisco che le risposte possibili erano:
“Ok, mi alzo” oppure “Ok, mi alzo subito”
Va bene, la vendetta è un piatto che si serve freddo, ma di prima mattina è un po’ indigesto.

DOMENICA MATTINA.

Con 3 ore di sonno addosso, dopo due ore passate al supermercato muovendomi aggrappata al carrello, prendo la macchina diretta al mare.
Peccato che.
Ci fosse il mercato allestito sul viale interno.
Il viale interno fosse chiuso.
Il viale esterno fosse completamente intasato da una colonna di macchine scintillanti sotto il sole.
Con il morale a terra e l’incazzatura alle stelle, decido di tornare a casa per prendere il motorino di mio nonno e schizzare in spiaggia come una lippa.
Arrivo, parcheggio e prima ancora di tirare il freno a mano assisto alla partenza del motorino di mio nonno con lo stesso mio nonno sopra.
Assumendo l’espressione dell’omino nel famoso quadro di Munch, accendo nuovamente la macchina diretta al mare. Sconsolata.
Tragitto alternativo tra le mille viuzze dell’interno, ho rischiato di perdermi ma alla fine giungo a destinazione e parcheggio al solito posto: sul marciapedi, vicino alla pista ciclabile.
Scendo e noto che la macchina a fianco aveva una bella multa spiaccicata sul vetro.
La prima intenzione è stata quella di prenderla e apporla sotto il mio tergicristallo ma lo spiccato senso civico che ho in dotazione me l’ha impedito.
Forte del fatto che due multe in due giorni erano statisticamente impossibili da prendere me ne strafrego e vado finalmente in spiaggia.

Menomale che oggi è Lunedì.